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Tribunale di Palermo, sez. I Civile, ordinanza 29 luglio 2015 Giudice Ruvolo
Sabato 08 Agosto 2015 11:59

Tribunale di Palermo, sez. I Civile, ordinanza 29 luglio 2015
Giudice Ruvolo
Osserva
Parte attrice ha formulato domanda di condanna al risarcimento dei danni non patrimoniali (per € 70.000) che avrebbe subito a causa di una condotta di natura diffamatoria posta in essere tramite comunicato apparso su sito internet.
La Federazione convenuta ha:
1) ha eccepito l’improcedibilità della domanda ex artt. 4 e 5 d.lgs. 28/2010 avendo parte attrice proposto istanza di mediazione soltanto in data 10.11.2014 (mentre la notifica della citazione risaliva all’ottobre 2014) dinanzi all’Organismo di mediazione forense del Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Palermo, organismo che sarebbe stato comunque territorialmente incompetente considerato che il giudice territorialmente competente a conoscere la presente controversia andava individuato nel Tribunale di Roma avendo essa convenuta sede in Roma;
2) ha eccepito l’incompetenza territoriale del Tribunale di Palermo ai sensi dell’art. 19 c.p.c.;
3) ha eccepito il difetto di giurisdizione dell’Autorità giudiziaria ordinaria, essendo, viceversa, devoluta al giudice amministrativo la cognizione delle controversie concernenti gli atti degli ordini professionali;
4) ha rilevato l’infondatezza nel merito della domanda.
Con successiva nota del 4.3.20 15 la Federazione convenuta rinunciava all’eccezione relativa al difetto di giurisdizione ed a quella afferente l’incompetenza territoriale. Insisteva, invece, nell’eccezione relativa alla tardiva presentazione dell’istanza di mediazione.

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INCONTRO DELLE PARTI - GIURISPRUDENZA DI PALERMO - TRIBUNALE SEZ. I. DOTT. MICHELE RUVOLO
Martedì 16 Settembre 2014 13:05

MASSIMA: "Il mediatore non dovrebbe chiedere, come invece ritenuto da molti, se le parti vogliono andare avanti. Egli non deve verificare la “volontà” delle parti e dei procuratori, ma li invita ad esprimersi sulla “possibilità”di iniziare la procedura di mediazione. E nel punto in cui la norma dice che “nel caso positivo, procede con lo svolgimento” essa non va intesa nel senso che se gli avvocati dicono che c’è tale possibilità si va avanti, mentre se dicono che non sussiste questa possibilità non si procede oltre. È il mediatore che, tenuto conto di quello che dicono le parti e gli avvocati, valuta se sussiste questa possibilità (nella norma, infatti, non si legge “nel caso di risposta positiva”, ma “nel caso positivo”). Si comprende, quindi, il motivo per cui il comma 5 ter dell’art. 17 del d.lgs. 28/10 contempla (come il comma 2 bis dell’art. 5) la possibilità di un accordo tra le parti in sede di primo incontro (prevedendo che in caso di mancato incontro non è dovuto compenso all’organismo)”

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TRIBUNALE DI FIRENZE ORDINANZA 22-05-2012 Non obbligatorietà della mediazione nel rito sommario ex art. 702-bis
Giovedì 07 Novembre 2013 03:56

Il Giudice Dott. Roberto Monteverde

(Trib. Firenze, 22 maggio 2012), ha ritenuto che nel contesto del processo sommario di cognizione, volto ad accelerare la trattazione e la decisione della causa, debba analogicamente applicarsi il comma 4 dell’art. 5 D. Lgs. 28/2010 e, dunque, escludersi l’applicazione della mediazione obbligatoria, salvo che, per la complessità istruttoria o contenutistica della controversia, sia necessario procedere ad un’istruzione non sommaria che imponga la conversione del processo nel rito ordinario di cognizione, nel qual caso dovrà procedersi secondo quanto previsto dal primo comma dell’art. 5 d.lgs. 28/2010.

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Suprema Corte di Cassazione SS.UU Civili Sentenza del 22 luglio 2013, n.17781
Martedì 08 Luglio 2014 15:18

Deve quindi accogliersi il primo motivo del ricorso in base al seguente principio di diritto: 'anche se la dichiarazione di illegittimità costituzionale dell'art. 5 primo comma del D.Lgs. n. 28 del 2010, di cui alla sentenza del 6 dicembre 2012 n. 272 della Corte Costituzionale ha escluso la obbligatorietà della mediazione in ogni controversia civile e commerciale vertente su diritti disponibili e se la mediazione non costituisce più condizione di proponibilità della domanda, resta fermo l'effetto della istanza di mediazione d'interruzione della prescrizione e di impedimento per una sola volta della decadenza dal diritto di agire per equa riparazione, essendo rimasta ferma l'applicazione del sesto comma dell'art. 5 del D. Lgs. n. 28 del 2010, che non è stato dichiarato in contrasto con la carta costituzionale ed è coerente agli intenti deflattivi del contenzioso giudiziario della disciplina legale della mediazione stessa'. Nessun rilievo può avere sulla soluzione adottata la mancata comunicazione al Ministro della giustizia ai sensi dell'art. 5 della legge n. 89 del 2001 della intervenuta conciliazione stragiudiziale della vertenza sull'equo indennizzo, potendo il Ministro comunque chiedere che gli sia data notizia di ogni mediazione per agire eventualmente anche in sede disciplinare per eventuali comportamenti del magistrato, che abbia determinato la istanza di mediazione.

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Trib. Milano Sez IX Civ., Decreto 26/06/2013 Rel. Buffone
Venerdì 18 Ottobre 2013 16:12

"L'art. 185-bis del codice di procedura civile-che prevede il potere del giudice di rivolgere alle parte proposte conciliative- è norma applicabile ai processi pendenti, vista l'immediata entrata in vigore, ex art. 86 del D. L. 69/2013, e in applicazione del principio tempus regit actum."

L'art. 77 del c.d. "Decreto Fare" non contempla disposizione transitorie ed il suo regime di efficacia temporale discende dalla norma finale, art. 86, per cui il decreto entra in vigore il giorno successivo a quello della sua pubblicazione.

Dott.ssa Anna Maria Notaro

 
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